Sotto il Vulcano n. 2

Il nuovo numero di Sotto il Vulcano, la rivista diretta da Marino Sinibaldi, è disponibile nelle librerie.

Contiene un mio articolo su “Lo strabismo dei diritti”, ovvero la difficoltà (della sinistra) a promuovere insieme i diritti civili e i diritti sociali.

In questo secondo numero, la condirezione della parte centrale della rivista è a cura del Premio Strega Melania G. Mazzucco che, insieme a Marino Sinibaldi, ha scelto il tema Metamorfosi. Lo declinano scrittori, filosofi, artisti e scienziati, italiani e stranieri, attraverso racconti, reportage, memoir, interviste, poesie, pezzi giornalistici, graphic novel, riflessioni personali e analisi sociali.

La rivista è acquistabile qui.

Sotto il Vulcano n. 1

Sotto il Vulcano è una rivista trimestrale che, nell’arco di una serie di dieci numeri, si propone di mostrare, documentare, raccontare e reimmaginare la realtà. La scommessa è che da un trauma come quello che stiamo vivendo nascano pensieri e narrazioni nuove. Il proposito è di raccoglierli e, senza promettere risposte, aprire uno spazio in cui le domande più profonde, serie, affascinanti vengano a galla e trovino voce.

Ogni numero vede una condirezione diversa, con il compito di sviluppare insieme a Marino Sinibaldi un grande tema, che occupa la parte centrale della rivista. Lo declinano scrittori, filosofi, artisti e scienziati, italiani e stranieri, attraverso racconti, reportage, memoir, interviste, poesie, pezzi giornalistici, graphic novel, riflessioni personali e analisi sociali.Iniziamo con le Cronache dal mondo nuovo, a cura del Premio Strega Helena Janeczek.

Con scritti di: Andrea Bajani, Marco Balzano, Simone Beretta, Javier Cercas, Pietro Del Soldà, Fabio Deotto, Tishani Doshi, Paola Dubini, Claudia Durastanti, Franco Farinelli, Adriano Favole, Maurizio Ferraris, Ilaria Gaspari, Fabio Genovesi, Mariangela Gualtieri, Etgar Keret, Francesca Mannocchi, Colum McCann, Andrea Migliorini, Luca Molinari, Giulio Mosca, Giacomo Papi, Telmo Pievani, Marco Rossari, Alessandra Sarchi, George Saunders, Igiaba Scego, Giorgia Serughetti, Walter Siti, Chiara Valerio, Juan Gabriel Vásquez.

100 donne contro gli stereotipi

Il volume “100 donne contro gli stereotipi – Per la storia e la filosofia”, a cura di Luisella Seveso e Maria Luisa Villa, contiene anche una mia intervista.

A spiegare e interpretare il mondo c’è quasi sempre un punto di vista maschile. Eppure le donne esperte sono tante. E possono svecchiare una visione e un linguaggio che, ignorandole, trascura i segni del tempo e disconosce l’apporto delle donne in tutti gli ambiti, dalla scienza alla tecnologia dall’economia alle scienze sociali. Valorizzare il loro lavoro vuol dire avere uno sguardo lungimirante sul futuro, in cui una partecipazione femminile in linea con quella maschile significa più ricchezza per tutti. Questo l’obiettivo del progetto #100esperte, una piattaforma online che raccoglie nomi e CV di esperte da usare come strumento di ricerca di fonti femminili competenti per giornaliste e giornalisti, ma anche come risorsa di voci prestigiose e autorevoli che possono contribuire al dibattito pubblico, dentro e fuori i media. Dopo le esperte di Scienza, Economia e Politica internazionale, la collana editoriale si arricchisce di un nuovo volume: dalla diretta voce delle protagoniste, le storie di vita professionale e privata delle esperte di Storia e Filosofia.

https://www.egeaeditore.it/ita/prodotti/sociologia/100-donne-contro-gli-stereotipi-per-la-storia-e-la-filosofia.aspx

Il vento conservatore

La destra populista all’attacco della democrazia

Dal secondo dopoguerra si sono ottenuti risultati straordinari a difesa dell’inclusione democratica. Oggi c’è un vento conservatore che spira in direzione contraria, la cui origine è da ricercare in altri processi che il Novecento ha innescato: dalla deregolamentazione dell’economia all’ideologia dell’individualismo competitivo. Questo libro propone una lettura originale che mette insieme la crisi dell’ordine neoliberale, evidenziata anche dalla catastrofe planetaria della pandemia, e l’avanzata di progetti politici di segno antiegualitario e autoritario. I leader della destra radicale populista devono il loro successo alla promessa di proteggere le ‘maggioranze silenziose’ dei loro paesi dai sentimenti di insicurezza e spaesamento indotti dalle dinamiche dell’economia. Non offrono però, in risposta, ricette redistributive contro la crescita delle diseguaglianze. Piuttosto, fanno appello all’identità nazionale, etnica, religiosa o sessuale, ergendosi a difesa dei ‘nativi’ contro gli stranieri e della famiglia ‘tradizionale’ contro nuovi modelli di vita affettiva. Le destre radicali minacciano di acquisire nuova forza nell’incertezza generata dalla crisi pandemica e la risposta delle forze progressiste potrà passare solo attraverso una rinnovata lotta contro ogni forma di diseguaglianza.

I nuovi muri rivelano che l’Europa non crede più in sé stessa

Su Domani 15 ottobre 2021

[…] Perché oggi nessuno sembra più credere che l’Ue, con il suo mezzo miliardo di abitanti, abbia la capacità, nonché il compito, di accogliere chi fugge? Negli anni seguiti alla “crisi dei rifugiati”, la paura del terrorismo e la preoccupazione per l’avanzata della destra xenofoba e islamofoba hanno spinto anche i governi moderati o progressisti a sposare una linea di estrema cautela su questo fronte. Poi, è arrivata la pandemia.

La rapida diffusione del Covid-19 in gran parte del mondo ha messo in scacco l’illusione di una globalizzazione a due marce: l’estrema mobilità dei mercati contro la condanna all’immobilità degli abitanti del Sud globale.

Di fronte a un virus che si fa beffe dei confini, non sono serviti a nulla i proclami anti-immigrazione della destra populista. La pandemia ci ha consegnato con una forza senza precedenti l’immagine di un pianeta interdipendente.

Sembra allora che il nuovo desiderio di muri che emerge dalla crisi, unito al disimpegno sull’accoglienza, manifesti il rifiuto di accettare la porosità delle linee di confine, e la rivolta contro il vincolo dell’interdipendenza.

[…]

L’articolo completo al link https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/i-nuovi-muri-rivelano-che-leuropa-non-crede-piu-in-se-stessa-qu6mdhqa

Com’è difficile convincere a votare un diciottenne riluttante

Su Domani 4 ottobre 2021

[…] È possibile che il primo voto abbia smesso di rappresentare per i giovani, o una parte di essi, l’eccitante – e ansiogeno – ingresso nella vita politica, per diventare invece il richiamo a un dovere stanco e privo di significato?

In realtà, è difficile credere che sia andato smarrito il senso d’importanza del diritto che si acquisisce alla maggiore età. Il problema è piuttosto la difficoltà di riempire il gesto del voto di un contenuto e uno scopo.

E ciò dipende, in primo luogo, dalla mancanza di un’offerta politica capace di intercettare i bisogni e gli interessi di chi oggi si affaccia alla vita adulta. In particolare, la disaffezione per il gioco elettorale, in questa fascia d’età, penalizza la parte sinistra dello spettro partitico.

[…]

L’articolo completo al link https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/come-difficile-convincere-a-votare-un-diciottenne-riluttante-hhuq47ct

Le donne in piazza per una “rivoluzione della cura”

Su Domani 25 settembre 2021

«Quando tutte le donne del mondo…»: cominciava con queste parole un famoso articolo del 1976 di Simone de Beauvoir che celebrava il nuovo internazionalismo femminista. «Quali che siano regimi, leggi, costumi, ambiente sociale, tutte le donne subiscono un’oppressione specifica».https://78680c7374a68a6fc728d2bc119be80b.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-38/html/container.html

Nei quarantacinque anni trascorsi da allora, è avanzata grandemente la consapevolezza delle differenze di nazionalità, classe, “razza”, religione, orientamento sessuale, che impediscono di parlare di “donne” come di un collettivo omogeneo.

Non è venuta meno, però, la forza di quel “tutte”: perché il cammino per la conquista di una piena libertà appare ancora lungo e difficile ad ogni latitudine, e perché nelle alleanze allacciate attraverso i confini sta ancora la forza della ribellione femminile contro il «fondo comune di oppressione».

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L’articolo completo al link https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/le-donne-in-piazza-per-una-rivoluzione-della-cura-lf3ahyv0

Il concetto di “donna” resta una domanda sempre aperta

Su Domani 18 settembre 2021

«Ain’t I a woman», non sono io una donna? Con queste parole, pronunciate nel 1851 alla Women’s Convention di Akron, Stati Uniti, l’ex schiava e attivista abolizionista Sojourner Truth denunciava i confini angusti della categoria di “donna” presa a riferimento dal movimento suffragista, mentre indicava la strada per ripensarla ed estenderla.

In una recente intervista al Guardian, la filosofa Judith Butler afferma: «La categoria di donna può cambiare e cambia, e abbiamo bisogno che sia così. Politicamente, assicurare maggiori libertà alle donne richiede che ripensiamo la categoria di “donne” per includere queste nuove possibilità». Quindi, «non dovremmo essere sorpresi o contrari» quando questa «si espande per includere le donne trans».

I centosettant’anni di femminismo che dividono queste due dichiarazioni sono anche la storia di una contesa sulle possibilità e i limiti di un concetto, quello di “donna”, che è da sempre non solo (e non tanto) biologico, ma storico, culturale, politico. È la storia che ha portato a mettere a fuoco la nozione di “genere” in quanto distinta da quella di “sesso”, e definita come insieme di norme sociali che organizzano la distinzione tra donne e uomini.

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