Uscire dalla violenza con il mutuo aiuto

di Giada Marcolungo e Giorgia Serughetti

Silenzio e invisibilità sono le parole con cui è più spesso rappresentato il fenomeno della violenza contro le donne, in particolare della violenza domestica: il silenzio delle vittime, l’invisibilità degli abusi perpetrati tra le pareti delle case. Eppure le donne che l’hanno subita e hanno trovato la forza per uscirne hanno un volto e una voce, e apprendere dalla loro esperienza può essere indispensabile non solo ad altre che hanno vissuto situazioni simili, ma anche ai servizi per il contrasto alla violenza di genere. In quest’ottica è interessante esplorare l’universo dei gruppi di mutuo aiuto per donne vittime di violenza, e il ruolo che svolgono nell’attivare risorse e processi di empowerment individuale e collettivo. Continua su Ingenere

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#MeToo, il contrattacco e lo spauracchio della fine del desiderio

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Rose-McGowandi Giorgia Serughetti

“In Italy, #MeToo Is More Like ‘Meh’”, titola il New York Times. La mobilitazione che negli Stati Uniti ha innescato un cambiamento di portata storica, ed è per questo stata riconosciuta come una rivoluzione di portata analoga ai grandi movimenti della fine degli anni Sessanta, in Italia è seppellita sotto una coltre di disinteresse, quasi un sonoro sbadiglio.

Non solo, ma sulla pagine dei giornali e in tv, per disinnescare la carica destabilizzante della presa di parola delle donne, questa è fatta oggetto di irrisione (“La danno via e poi frignano”), di boriosi atteggiamenti di mansplaining (del resto chi meglio di un uomo può spiegare a una donna quando è giusto fare una denuncia per le molestie subite?), o di discredito (ne sa qualcosa Asia Argento, attaccata pochi giorni fa da Vladimir Luxuria e dal vicedirettore di Libero Pietro Senaldi nella trasmissione Carta Bianca

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Non è il sesso, è il potere (anche se spesso è la stessa cosa)

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andrew-hunt-frank-underwooddi Giorgia Serughetti

“A great man once said, everything is about sex. Except sex. Sex is about power”. È Frank Underwood, il celebre personaggio di House of Cards interpretato da Kevin Spacey, attore premio Oscar che proprio in questi giorni è al centro di uno scandalo per molestie sessuali, a indicarci – ironia della sorte – la via d’uscita dal groviglio di errori e banalità che sta segnando la fase due del caso Weinstein e dintorni.

Nella fase due, dopo lo scatenarsi di un acceso scontro di opinioni pro e contro le vittime del produttore hollywoodiano, dopo l’esplosione di denunce virtuali accompagnate dagli hashtag #meetoo e #quellavoltache, dopo timidi tentativi maschili di fare i conti con l’inveterata abitudine a prendere senza chiedere il permesso (hashtag #Ihave), dopo che l’onda partita dal mondo dello spettacolo è andata a lambire la politica dell’Unione Europea (le denunce delle eurodeputate) e…

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Prostituirsi: scelta o costrizione?

NZOArticolo pubblicato in “il Mulino”, 4/2017, luglio-agosto

Violenza o lavoro? Atto di libertà o sottomissione al potere? Non c’è forse questione più aspramente dibattuta, né più divisiva e polarizzante, della domanda su cos’è e come dobbiamo trattare la prostituzione. Nella ricerca di risposte politiche si costruiscono alleanze inedite, come quelle tra femminismo radicale e gruppi cristiani conservatori, o tra sigle liberali e militanti femministe marxiste, mentre i compagni di partito si dividono, a destra e sinistra, schierandosi chi per la totale abolizione chi per la regolamentazione.

Ciò che chiamiamo «prostituzione» in realtà non è semplice da definire in teoria né da identificare in pratica. Normalmente ci si riferisce con questo termine allo scambio esplicito di prestazioni o servizi sessuali per denaro o altri beni. Ma questa formula può rivelarsi una coperta troppo corta, oppure troppo ampia. È prostituzione, per esempio, «tenere compagnia» a un turista per un tempo indefinito, ricevendo in cambio regali di varia natura? Non sempre in questi casi il «contratto» è esplicito. Oppure: è prostituzione quella delle cam-girls, l’interazione live attraverso lo schermo del computer? E la telefonia erotica? E l’«assistenza sessuale» alle persone disabili? Non sono domande puramente accademiche. Anche la politica e il diritto si misurano con le definizioni. Contro il riconoscimento della figura dell’assistente sessuale, in Italia, si obietta che sarebbe prostituzione legalizzata. Inoltre, la Corte di Cassazione ha affermato che non occorre ci sia contatto fisico tra i soggetti della prestazione sessuale affinché si dia prostituzione, e nemmeno che i soggetti si trovino nello stesso luogo, ma solo che un determinato atto sia prestato dietro pagamento di un corrispettivo: sono incluse perciò le performance sessuali via Internet.

Potremmo chiederci poi: cos’hanno in comune una escort da mille euro a notte e una giovane migrante che, per mandare i soldi alla famiglia nel paese d’origine, offre i suoi servizi sulla strada a poco più di 10 euro? In che senso entrambe sono definite «prostitute»? Qualcuno risponderebbe che entrambe si trovano nella condizione oppressiva di offrire il proprio corpo per denaro. Qualcun altro, invece, che la loro situazione è quella di essere soggette allo stesso stigma sociale. Ma sappiamo che né l’una né l’altra caratteristica si applica in modo identifico alle due figure. Quello del sesso è un mercato fortemente segmentato – per condizioni di lavoro, possibilità di guadagno, rischio di violenza, potere contrattuale di chi esercita – e diversificato quanto al grado di costrizione e autonomia, per cui parlare genericamente di oppressione rischia di essere riduttivo o fuorviante. Dall’altra parte, l’opinione pubblica giudica diversamente le forme «alte» e «basse» di esercizio del commercio sessuale, spesso tollerando le prime e condannando le seconde, specialmente se visibili in strada.

È evidente però che l’introduzione della logica dello scambio economico all’interno di una sfera cruciale dell’esperienza umana come la sessualità provoca, a diverse latitudini, gli stessi turbamenti, sollecitando gli Stati a trovare soluzioni normative. …

L’articolo completo è disponibile sul sito della rivista.

I copioni sessuali

Senza titolo-4I COPIONI SESSUALI

Storia, analisi e applicazioni

a cura di Cirus Rinaldi

MONDADORI UNIVERSITÀ

Il testo
Il volume presenta, anche attraverso saggi tradotti per la prima volta in lingua italiana, la prospettiva sociologica dei copioni sessuali. Anticipando in modo inedito gli approcci foucaultiani e anche la più recente teoria queer, i copioni sessuali rappresentano una delle prime teorizzazioni complessive delle sessualità di derivazione squisitamente sociologica. Il volume, di impostazione volutamente interdisciplinare, vede confrontarsi studiosi nazionali e internazionali sulla storia, le analisi e le applicazioni di una prospettiva che, basandosi sulla decostruzione delle categorie sessuali e delle teorie eziologiche dei tipi sessuali, continua a porsi come critica rigorosa alle tassonomie e alle naturalizzazioni delle sessualità. Di indubbia utilità per la ricerca, la formazione e il dibattito pubblico, il volume si presenta come un’antologia densa e appassionata, riferimento imprescindibile per chi voglia accostarsi allo studio delle sessualità umane come fenomeno pienamente culturale. Continue reading

“Vite di scarto, tra legalità e ingiustizia”, di Giorgia Serughetti

Nuova serie dei delitti e delle pene

Pubblichiamo un commento di Giorgia Serughetti (Università degli studi di Milano-Bicocca) sul recente violento sgombero di centinaia di cittadini Eritrei ed Etiopi dalla palazzina di Via Curtatone e poi da Piazza Indipendenza a Roma.

Ringraziamo Giorgia Serughetti per il post. Buona lettura!

Vite di scarto, tra legalità e ingiustizia

di Giorgia Serughetti

Sgombero necessario, operazione di cleaning: è il lessico che si impiega per i rifiuti ingombranti e la sporcizia quello con cui le autorità hanno descritto in questi giorni l’allontanamento di centinaia di uomini, donne e bambini eritrei ed etiopi, in larga maggioranza già riconosciuti come rifugiati, dall’immobile di via Curtatone a Roma, vicino a piazza Indipendenza, e poi dalla piazza stessa dove si erano accampati. Non c’è forse manifestazione più eclatante della produzione globale di «vite di scarto», di cui parlava nei suoi scritti Zygmunt Bauman. Accade oltre i confini dell’Unione Europea, nei campi e nelle carceri…

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Razzismo e sessismo: dov’è il limite del consentito?

femministerie

di Giorgia Serughetti

Nel 1974, con la performance intitolata Rhythm…, Marina Abramovic dispose su un tavolo una molteplicità di oggetti diversi: piume, fiori, frutti, ma anche fruste, corde, lamette, armi. Si presentò poi al pubblico immobile, come un oggetto, a cui i presenti erano autorizzati a fare qualsiasi cosa sotto la responsabilità dell’artista stessa. Così rimase per sei ore. Inizialmente gli uomini e le donne in sala si limitarono ad accarezzare il suo corpo, a baciarla, a sfiorarla con una piuma o a metterle fiori tra le dita. Con lo scorrere dei minuti, però, i comportamenti si fecero mano mano più brutali: i vestiti strappati, tagli nella carne, un coltello tra le gambe, una pistola carica posizionata tra le mani e puntata contro il suo corpo. Quando la galleria dichiarò conclusa la performance, il pubblico si allontanò velocemente. Nessuno, ricorda l’artista, osò guardarla come una persona dopo ciò…

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